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| Ricerca teatrale > La ricerca |
Meravigliarsi di tutto è il primo passo verso la scoperta
Pasteur
Ricerca e didattica della ricerca
Una prima accezione del termine ricerca può qualificarla come una modalità del pensiero volta all’adeguamento alla/della situazione ai nostri interessi, operata sulla base di conoscenze che debbono essere acquisite. E anche, in senso generale, l’azione conseguente alla tensione conoscitiva per se stessa (o forse, meglio, per “se stessi”, cioè per soddisfazione personale). Concepita in questo modo, allora, non è altro che il tipico dinamismo proprio di tutta la cultura occidentale, che possiamo sintetizzare da un lato nell’espressione di Galileo: << Perché non compiere sensate esperienze? >>, dall’altro nel mito di Ulisse, perennemente alla ricerca di un << ritorno a casa >> il quale non può avvenire in altro modo che vagando per tutto il mondo alla ricerca dell’isola perduta. Se è così, allora tutta le scuola dovrebbe essere palestra di ricerca, in quanto la ricerca può essere considerata chiave di lettura e pietra angolare, in fondo, di tutta la nostra cultura. Di conseguenza, la finalità essenziale di ogni istituzione formativa culturale dovrebbe essere, per l’appunto, educazione allo spirito di ricerca. Riassumendo:
- l’uomo ha necessità di adeguarsi al contesto e di adeguare il contesto a se stesso per sopravivere;
- per far questo deve riuscire a dominare la situazione, cioè ad essere lui stesso il gestore della comunicazione tra sé e il mondo, e non subirla;
- per dominare bisogna conoscere la realtà, padroneggiando soprattutto le connessioni che regolano i rapporti tra elementi della situazione;
- siamo perciò alla ricerca di spiegazioni — meglio, di interpretazioni — del mondo nel quale viviamo, al fine di attribuirgli un senso che ci consenta di collocarci con sicurezza nel nostro contesto vitale.
In altri termini, la ricerca di senso, sia essa materiale o teorica, applicata o spirituale, è, in ultima analisi, motivata dal nostro desiderio di essere confermati, di definire la nostra identità. Per questo ci interessa, per questo è anche fonte di piacere, non puramente intellettualistico, ma anche materiale ed affettivo.
Appare evidente come, all’origine, vada qui collocata la molla della curiosità, la quale risulta una grande spinta alla ricerca, e che nella scuola dovremmo considerare una preziosa fonte di risorse didattiche, sempre se ben gestita. Garanzia di valore della curiosità è il suo "pendant", lo stupore. << Meravigliarsi di tutto è il primo passo verso la scoperta >> (Pasteur). A questo proposito il Documento di sintesi sui curricoli della scuola di base (MPI, 2001), al capitolo 2 — Scuola dell’Infanzia — afferma a ragione — e non soltanto per la scuola materna:
La scuola dell’infanzia ha il dovere di promuovere un atteggiamento di curiosità da canalizzare in attività di esplorazione, scoperta, soluzione di problemi e prima sistematizzazione delle conoscenze.
Tratto da:
Enrico Mauro Salati, Appunti di didattica generale, Milano, ISU, 2002 |
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