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Una svolta culturale e normativa


La ricerca, che L’IRRSAE avvia nel ‘99, vuole rilevare le attività di formazione e di laboratorio teatrale svolte nelle scuole, in un contesto scolastico mutato, rispetto ai primi anni novanta, quando è stata effettuata una prima ricerca. Contesto contrassegnato da una parte dalla pubblicazione di importanti documenti per la diffusione della cultura teatrale, dall’altra da profondi cambiamenti in atto: l’autonomia delle Istituzioni Scolastiche, il prolungamento dell’obbligo, il riordino dei cicli, la costruzione dei nuovi saperi. Nel 1995 viene infatti stipulato il primo Protocollo di intesa relativo all’educazione al teatro tra il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Ente Teatrale Italiano. Il documento segna il riconoscimento a livello istituzionale della "valenza educativa dell’approccio al teatro" e della necessità di pervenire al livello degli altri paesi europei "per quanto riguarda la presenza del teatro nel processo formativo sin dalla prima infanzia". Pertanto per poter conseguire tali finalità nel protocollo vengono impartite disposizioni organizzative per la promozione e realizzazione di forme di collaborazione tra teatro e scuola. Il secondo Protocollo, del 1997, cambia dicitura Protocollo d’intesa per l‘Educazione alle discipline dello spettacolo, cioè si tratta di prendere in considerazione insieme al teatro, anche la musica, il cinema, la danza. Anche i firmatari sono cambiati, scompare la firma dell’Ente Teatrale Italiano e appare l’Università. Le considerazioni iniziali sono più specifiche:


[…] si riconosce l’importanza della pluralità dei linguaggi per la crescita non solo estetica, ma soprattutto critica ed etica delle nuove generazioni: la presa di coscienza della sfera emozionale come componente fondamentale delle persone e, quindi, dell’educazione.


Aspetti che ritroviamo nel documento dei saggi, elaborato nel ‘97 dalla Commissione istituita presso il Ministero della Pubblica Istruzione, che aveva il compito di elaborare il quadro delle conoscenze fondamentali della formazione di base nella prospettiva dei dieci anni dell’obbligo. Difatti nel documento si sottolinea:
- l’importanza dei linguaggi artistici e il bisogno di farli uscire dalla condizione di marginalità, in cui sono collocati nella scuola italiana;
- la grande importanza della interazione fra i linguaggi della mente e i linguaggi del corpo, che abbatte la tradizionale barriera fra processi cognitivi e emozioni, facendo emergere un’idea di persona come sistema integrato, alla cui formazione e al cui equilibrio dinamico concorrono la componente logico-razionale, quella percettiva-motoria e quella affettivo-sociale;
- la necessità che le arti siano apprese attraverso attività di fruizione e di produzione;
- una didattica che sappia al momento opportuno lasciare spazio alla fantasia, all’immaginazione, all’emozione.


Le potenzialità dell’autonomia
Con l’autonomia si sta creando un contesto rinnovato per l’azione d’insegnamento/apprendimento, perché cambiano i ruoli e i rapporti con le istituzioni centrali e periferiche, si abbattono i vincoli gerarchici e burocratici, si libera l’azione di insegnamento dalla rigidità dei programmi, degli orari, delle disposizioni dall’alto e si ampliano gli spazi per la progettualità e la ricerca. Pertanto come ogni Istituto autonomo definisce i propri criteri di organizzazione didattica, metodologica e valutativa, il curriculum nazionale e il curriculum locale, così per il teatro può definire propri individuali criteri di organizzazione e gestione. L’attività teatrale, che è essenzialmente un progetto, che nel suo farsi educa alla pratica del “processo”, come esperienza dinamica e come strategia metodologica all’insegna dell’adattabilità e del non dogmatismo, non può non trovare spazio all’interno della scuola dell’autonomia, che si caratterizza per la sua progettualità. Nel caso della progettualità teatrale si deve trattare di scelta corale, di gruppo perché si lega sostanzialmente ad un problema esistenziale: quello di una scuola che vuole darsi una determinata identità perché crede e sceglie determinati partiti pedagogici:
- attribuire a ciascun alunno un proprio curriculum, un proprio percorso di potenziamento;
- curare la qualità del percorso di potenziamento;
- posizionare le attività a seconda dell’identità che si vuole conseguire, in quanto il ricondurre a sistema tutte le attività multidisciplinari ed interdisciplinari obbligatorie o facoltative è problema esistenziale di fondamentale importanza perché significa uscire da situazioni di proposta a carattere di groviglio per esiti di coerenza educativa (ed è questo elaborare il POF).
Dunque il teatro quale strumento d’identità che si vuole dare alla propria scuola. Scuola che con l’autonomia diventa soggetto protagonista per una integrazione e collaborazione concertata con la realtà del territorio, le sue risorse, le sue vocazioni economiche, produttive e culturali, gli Enti Locali, le Associazioni pubbliche e private, secondo modelli sinergici di coordinamento. In specifico per garantire la continuità delle esperienze teatrali nelle scuole è estremamente necessaria quindi da una parte una integrazione tra risorse della scuola, degli Enti Locali, del mondo del Teatro, della ricerca universitaria, dall’altra, è di capitale importanza sostenere le reti e i consorzi di scuole poiché rappresentano un potente mezzo per il lavoro cooperativo, per lo scambio di informazioni, di materiali e di esperienze, per creare meccanismi flessibili di risposta ai bisogni formativi e per sviluppare una molteplicità di strategie.


Tratto da: ROSA DI RAGO (a cura di), Il teatro della scuola. Riflessioni, indagini ed esperienze, Milano, FrancoAngeli, 2001


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